| Nuovo progetto in Senegal |
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Stop TB Italia sta organizzando l’apertura di un nuovo progetto in Senegal, paese con un’incidenza attualmente molto alta e che soffre per la carenza di risorse sia umane sia tecnologiche. In Senegal c'è infatti l'incidenza di 519 casi (323 MT+) su 365.000 abitanti (+150/100.000). Lo scopo dell’intervento è di creare un progetto sistemico in grado di affrontare i diversi determinanti della malattia, siano questi clinico-diagnostici o di tipo socio-economico. Il progetto potrebbe essere facilitato dalla contemporanea attività di una Onlus già operante nel territorio individuato, “Yungar per la pace”. Tutti gli aspetti proposti vanno ad integrare il programma di controllo già presente in Senegal, un paese che soffre per la carenza di risorse sia umane sia tecnologiche. Da un viaggio preliminare in Senegal l'impressione globale che ne è derivata è stata contraddittoria. Accanto a strutture funzionanti o comunque ben orientate sul cosa fare, esistono centri dove tutto è più difficoltoso, in parte per mancanza di risorse, in parte per una preparazione sommaria del personale sanitario, in parte per l'assoluta mancanza di un progetto di sostegno sociale, affiancato a quello sanitario. E' sempre più forte l'idea di agire in direzioni multiple, sia per incrementare il case finding, sia per meglio proteggere il case holding, preoccupante non solo nelle banlieaux, ma anche nei villaggi più periferici. Fondamentale per la cultura senegalese è, inoltre, quella di aumentare le conoscenze della malattia nella popolazione, che vede la tubercolosi come una malattia di cui vergognarsi, che aumenta l'emarginazione sociale perché è una malattia per cui, purtroppo, qui ancora si muore. Superare la paura verso la malattia, incentivare gli operatori in programmi di prevenzione, incentivare i malati e i familiari a sottoporsi ai controlli, fornire tecnologia avanzata all'ospedale di riferimento, potrebbero costituire un programma che non sia solo temporaneo, ma che possa far crescere la cultura della popolazione e quindi proiettare nel tempo i risultati attesi. I problemi più grossi sono nelle grosse città, Dakar, Touba, Thies, dove la malattia è più diffusa nonostante l'esistenza di ospedali, a cui però la gente non si rivolge proprio perché ha vergogna e paura dello stigma sociale. In periferia, invece, il problema grosso è il depistage, perché mancano le strutture, oppure sono molto lontane, il che aumenta il già forte tasso di abbandono, reso critico anche dal costo dei trasporti e dalla quasi inesistenza di sostegno sociale. Una forte necessità è quella di ampliare le informazioni sanitarie e portarle al livello più periferico, incentivando il lavoro delle matrone delle case de la santé, creando una rete di informazioni e sensibilizzazione stabile. Se le aspettative saranno confermate, è nostra intenzione portare a buon fine un progetto triennale che dovrebbe partire nel 2012.
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