| L'emergenza Tubercolosi a Torino |
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Nelle ultime settimane sono venute all’attenzione dell’opinione pubblica, tramite notizie, divulgate anche a mezzo stampa , casi di tubercolosi tra operatori sanitari, medici e studenti, prefigurando un’ emergenza sanitaria: purtroppo, come sempre in queste occasioni, le notizie che vengono riportate a volte incrementano perplessità, dubbi e sospetti nella popolazione. La tubercolosi è un’emergenza globale non certo da pochi mesi: nel mondo la tubercolosi è una delle malattie infettive più frequenti e più gravi, perché ogni anno si registrano quasi 8 milioni di nuovi casi e 3 milioni di morti.
La tubercolosi ancora oggi rappresenta una delle minacce più gravi per la salute pubblica nel mondo ed è un’importante causa di mortalità evitabile nella popolazione adulta.
In Italia, come nella maggior parte dei paesi industrializzati, la tubercolosi si è stabilizzata a livelli bassi: da molti anni si manifestano circa 4/5000 nuovi casi l’anno, circa 8/100.000 abitanti, con frequenza più elevata nei grandi centri urbani Il Piemonte è nella media nazionale con circa 400 nuovi casi l’anno, circa 9 su 100.000: l’incidenza della malattia a Torino è circa doppia rispetto alla media della regione con circa 150 nuovi casi l’anno, 16/100.000.
La tubercolosi è una malattia infettiva causata da batteri ( Mycobacterium Tuberculosis, o Bacillo di Kock ) che può colpire soprattutto il polmone ma anche altri organi: è curabile e contagiosa.
Il contagio avviene tramite le vie respiratorie: l’ammalato deve essere affetto da TBC polmonare bacillifera; deve essere sintomatico ed emettere (con la tosse) goccioline che contengono bacilli tubercolari; deve esserci una carica batterica molto elevata, che si riduce rapidamente con le cure.
Non esiste il “portatore sano di tubercolosi”. Il contatto deve essere prolungato e in ambiente ristretto con scarsi ricambi d’aria. Per essere contagiati, si stima che si debba rimanere alcune ore nelle vicinanze di un malato nello stesso locale senza ventilazione.
La maggior parte delle persone contagiate (circa il 90%) riesce a tenere sotto controllo l’infezione senza ammalarsi. Il 10 % circa delle persone contagiate svilupperà la tubercolosi; la metà circa si ammalerà entro 2 anni dal contagio; un’altra parte diventerà portatrice di un infezione latente: In questa condizione i soggetti: non presentano sintomi e non sono malati; non possono trasmettere la TB ad altri. Avranno tuttavia un rischio di ammalarsi nel corso della vita e divenire a loro volta contagiosi. Circa 8 settimane dopo il contagio, con un test cutaneo o un’analisi del sangue si può accertare se è avvenuta l’infezione con i bacilli tubercolari. Se il test dimostra un’infezione, il medico prescriverà accertamenti per escludere che l’infezione latente non si sia già trasformata in malattia tubercolare attiva. Eventualmente potrà essere prescritta la cura preventiva per le persone infette e non malate.
In Italia la tubercolosi , pur essendo poco frequente nella popolazione non è mai stata del tutto eradicata; come negli altri paesi industrializzati i nuovi casi si manifestano prevalentemente in gruppi e soggetti ad alto rischio. Sporadicamente emergono focolai epidemici con trasmissione dell’infezione all’interno di comunità (luoghi di lavoro, scuole, asili, carceri …) , più gravi quando le persone esposte al contagio sono particolarmente suscettibili (bambini, malati immunodepressi).
Non sono rari, anche se non frequenti, episodi di trasmissione della malattia negli ambienti ospedalieri, dove la concentrazione di malati sintomatici e contagiosi è ovviamente molto maggiore che nella generalità della popolazione.
Un recente studio dell’OMS, a cui hanno partecipato anche ricercatori piemontesi, ha stimato che il rischio di ammalarsi di tubercolosi tra i lavoratori della sanità nei paesi industrializzati sia almeno doppio rispetto alla popolazione generale tanto da far considerare la tubercolosi per gli operatori sanitari un rischio lavorativo (rischio biologico) con conseguente obbligo di sorveglianza sanitaria.
Quanto alla trasmissione ad altri pazienti sono state segnalate epidemie ospedaliere che hanno coinvolto in particolare persone immunodepresse.
La tubercolosi è una malattia prevenibile e curabile: la principale misura di prevenzione primaria è trovare, curare e isolare tempestivamente i malati per impedire o ridurre la trasmissione dell’infezione. Purtroppo la relativa rarità della malattia ha portato a perdita di conoscenze ed esperienze diffuse anche tra i medici con pericolosi ed inaccettabili ritardi diagnostici dovuti sia al ritardo con cui il malato si presenta dal medico, sia al ritardo del medico nel fare la diagnosi. Il mancato sospetto diagnostico può portare a ricoverare un malato contagioso insieme ad altri malati con possibile trasmissione al personale ed ai pazienti.
Per questa ragione sono state dagli anni 90 emanate numerose e solide linee guida e raccomandazioni a livello internazionale, nazionale e regionale: in particolare in Piemonte dal 90 ad oggi sono state emanate raccomandazioni (in corso di aggiornamento ulteriore) per migliorare il controllo della malattia sul territorio e nelle strutture comunitarie, in particolare quelle sanitarie o assimilabili.
Molti sforzi devono essere ancora fatti per migliorare le misure igieniche generali, la formazione e l’informazione del personale e dei cittadini e, più in generale, per rinforzare, piuttosto che ulteriormente smantellare, le strutture deputate al controllo della malattia sul territorio e nei luoghi di cura, non solo per evitare il ripetersi di questi episodi ma per puntare all’eradicazione della malattia, consapevoli che, in assenza di un vaccino efficace, questo obiettivo è difficile da raggiungere se non con la diffusa applicazione di un piano globale di controllo come quello promosso dall’OMS e la Stop TB Partnership.
Ricordo che Stop TB Italia è una ONLUS impegnata ad assicurare ad ogni paziente diagnosi e cura efficaci per la TB, al fine di interrompere la trasmissione dell’infezione nella comunità. Può vantare nel suo staff esperti impegnati nei principali campi di lotta alla malattia. Opera in collaborazione con Stop TB Partnership (www.stoptb.org) e OMS, di cui condivide obiettivi e finalità. Maggiori informazioni sulla associazione e sulla tubercolosi si possono trovare sul sito www.stoptb.it.
Massimiliano Bugiani,
a nome del direttivo di Stop TB Italia Onlus
Tel: +39 02 64443321-5886
E-mail:
Per chiarimenti rivolgersi a Massimiliano Bugiani:
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